
A novembre Milano diventa capitale di un settore in sviluppo che produce energia risparmiando il pianeta
La green economy è sempre più una realtà concreta, che crea occupazione e sviluppo a impatto zero. In questo contesto favorevole è nato Greenergy Expo, il nuovo evento dedicato alle energie rinnovabili che, dal 25 al 28 novembre 2009, metterà in mostra a fieramilano (Rho) tecnologie già pienamente disponibili e prodotti competitivi. Si terrà in contemporanea con EnerSolar+, l’evento focalizzato su solare fotovoltaico e termico organizzato da Artenergy Publishing e Fiera Milano Tech.
Greenergy Expo sarà suddiviso in diversi saloni: Biogas (salone internazionale dell’industria del biogas); Enerlegno (salone internazionale dell’energia del legno); Hydro Energy (salone internazionale dell’energia mini idroelettrica); Europellets (salone internazionale dell’industria del pellet, tecnologie e produzione di calore); Cogenexpo (salone internazionale della cogenerazione e trigenerazione); Geothermia (salone internazionale dell’energia geotermica e delle pompe di calore); Energy Market (salone internazionale del mercato libero dell’energia). Il nuovo evento si rivolgerà anche all’utente finale, in modo da favorire una sempre maggiore consapevolezza di come sia possibile “produrre energia risparmiando il pianeta”. Per questo motivo, la manifestazione proseguirà fino a sabato.
In questo periodo di crisi economica, le energie rinnovabili si propongono come “volani” in grado di favorire la ripresa. Secondo un recente rapporto di UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, il 2008 è stato il primo anno in cui, nel mondo, gli investimenti privati dedicati alla costruzione di impianti da fonti di energia rinnovabili hanno superato quelli per tecnologie alimentate da combustibili fossili. L’anno scorso gli investimenti in energia “verde“, infatti, sono stati di circa 155 miliardi di dollari, con un aumento del 5% rispetto al 2007. Nonostante il ruolo crescente di Paesi emergenti quali Cina e India, a investire maggiormente è comunque sempre l’Europa con 49,7 miliardi di dollari, seguita dal Nord America (30,1 miliardi).
L’andamento è quindi molto positivo, ma l’UNEP avverte che sebbene i governi di tutto il mondo si siano già impegnati per 180 miliardi dollari per favorire la crescita delle energie rinnovabili, è necessario incrementare ulteriormente gli investimenti in questo settore.ù
“Le rinnovabili, che pure hanno risentito della crisi finanziaria, sono pronte a ripartire sfruttando i cospicui finanziamenti ?anticiclici’ che molti Paesi hanno messo a disposizione – spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e presidente di Exalto -. È il caso degli Usa, con 70 miliardi di dollari destinati a efficienza e rinnovabili che daranno i loro frutti a partire dal 2010, ma anche della Cina, che ha appena lanciato uno schema di incentivazione per il fotovoltaico aprendo così un gigantesco mercato a questa tecnologia solare”.
Nel frattempo, continuano i segnali di crescita. È stato positivo, ad esempio, anche il bilancio 2008 del RECS (Renewable Energy Certificate System), il sistema di certificazione internazionale dell’energia prodotta da fonti rinnovabili a cui corrispondono i certificati omonimi, pari a 1 MWh, che possono essere richiesti su base volontaria dai produttori e scambiati sul mercato nazionale e internazionale. In Italia, l’anno scorso sono stati oltre sette milioni i certificati RECS rilasciati dal GSE (Gestore dei Servizi Elettrici): una quantità pari a 7 TWh di energia elettrica rinnovabile prodotta nel nostro Paese, contro le 1,3 TWh del 2007.
Dopo anni di ritardi, il nostro Paese svolge ora un ruolo sempre più importante nel settore ed entro il 2020 può raggiungere l’ambizioso obiettivo di produrre da fonti energetiche rinnovabili (FER) un kilowattora su tre. Lo afferma, in un dossier presentato recentemente, la Fondazione Sviluppo Sostenibile secondo cui il Governo sembra orientato al 25%, ma potrebbe invece puntare al 33%, con 50 Twh di elettricità da FER in più prodotta in Italia, anziché ricorrere, come sta accadendo, a importazioni consistenti di elettricità da fonti rinnovabili.
“L’obiettivo della direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle energie rinnovabili, fissato per l’Italia al 17% del consumo di energia nel 2020, tenendo conto del risparmio energetico richiede che circa 22 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) provengano da fonti rinnovabili – afferma Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile -. La parte più consistente può venire dalle rinnovabili per l’elettricità (oltre 10 Mtep), il resto dal calore (circa 8 Mtep) e dai biocarburanti (3 Mtep). Tenendo conto delle importazioni, dovremo produrre al 2020 almeno 50 nuovi miliardi di chilowattora da rinnovabili (ne abbiamo prodotti 58 nel 2008). Così potremo ridurre le emissioni di CO2 di circa 29 milioni di tonnellate, alimentare un consistente flusso di investimenti privati e di nuova occupazione, con un costo aggiuntivo ripartito in Kwh consumati al 2020 sostenibile, dell’ordine di 0.6 centesimi di euro”.
Per consentire all’Italia di raggiungere gli obiettivi assegnati dall’Unione Europea va attuato in maniera efficace il meccanismo del burden sharing, che prevede una ripartizione degli obblighi tra le Regioni. Secondo Roberto Longo, presidente di APER (Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili), “partendo dalle potenzialità di ciascuna Regione il burden sharing rappresenta un’importante sfida per il nostro Sistema Paese, un’occasione unica per stimolare e motivare i cittadini, le amministrazioni locali e le Regioni ad attivarsi per accogliere e sviluppare al meglio, con l’aiuto di operatori seri e professionali, tutte le migliori possibilità offerte dalle energie rinnovabili sul territorio, il tutto nel pieno rispetto delle specifiche vocazioni e peculiarità”.
In un contesto di continuo sviluppo, anche le previsioni occupazionali sono molto interessanti. In Europa, secondo lo studio Low carbon jobs del WWF (World Wildlife Fund), i “lavori verdi” sono 3,4 milioni (a cui vanno sommati altri cinque milioni di impieghi indiretti) distribuiti tra fonti rinnovabili (400 mila), trasporti sostenibili (2,1 milioni), beni e servizi per l’efficienza energetica (900 mila, in particolare nel settore edilizio). I green job hanno ormai superato gli impieghi legati a elettricità, gas, cemento, industrie del ferro e dell’acciaio, attività estrattive, che sono complessivamente 2,8 milioni.
In Europa, i “lavori verdi” hanno ampia diffusione soprattutto in Germania, Spagna, Danimarca, ma anche in Italia si sono aperti nuovi e interessanti scenari occupazionali. Secondo una stima di GSE (Gestore Servizi Elettrici) e IEFE Bocconi (Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente), nel nostro Paese la produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili dovrebbe creare 250.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020. E per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro nel settore delle rinnovabili è nata EnerJob 2009-L’energia dà lavoro, una nuova area espositiva che in occasione di Greenergy Expo vedrà il coinvolgimento delle aziende del settore e dei professionisti delle risorse umane.



